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School of Lez Rock By SilviettaRock: Linkin Park, Hybrid Theory

 Bentrovati ragazzi! 
Prendete posto e mettetevi comodi..Nel caso abbiate deciso all'ultimo di unirvi al gruppo e vi siate persi le puntate precedenti di questo bizzarro sussidiario..niente panico! Agevolo breve riassunto:

Benvenuti nella School of LezRock, io sono Silvia ( ok..mi conoscete come Silviettarock..ma ho anche un comunissimo nome d'ordinanza! ) ed ogni settimana vi porto a passeggio tra gli album che hanno fatto la storia del genere rock, o piu' semplicemente vi parlo di cio' che il rock ha rappresentato e rappresenta per me, tra sfumature e gusti opinabili; mi chiamano "la Teacher", ma e' solo un buffo nomignolo..In realta' sono piu' una "Chiacchierateacher"..visti i fiumi di parole ( OPS! ..un rigurgito fi Jalisse ) ai quali vi ho ormai abituati.

Condivido una passione e cerco di trasmettervi simpaticamente il mio spirito musicale..Nelle ultime settimane ci siamo avventurati attraverso le lettere dell'alfabeto, talvolta con leggerezza ( mi dicono dalla regia che e' piaciuta molto la puntata sugli Europe ), altre volte con il dovuto peso che certi pezzi da novanta hanno ( impossibile parlare con frivolezza dei Pink Floyd o di Janis Joplin senza un coinvolgimento emotivo ).
Vi ho raccontato aneddoti di batteristi che hanno perso il treno per la Highway to Hell, e di incontri ravvicinati con gli Dei del Dirigibile..Oggi il nostro sussidiario si apre alla lettera H..
Oggi vi parlo di HYBRID THEORY dei Linkin Park. 


Confesso di essere personalmente molto legata a questo album ed in particolar modo al gruppo che lo rappresenta, quindi sara' una puntata poco "obiettiva" e leggermente viziata da un giudizio di parte..Ma delle mie stranezze non faccio purtroppo mistero. Mentirei spudoratamente negando di ricordare a memoria piu' di un passaggio del disco..OK..tutto in realta'. Vengo da una lunga gavetta di canzoni performate live tra le mura domestiche..consentitemi la dimestichezza con l'argomento!

Chi sono e come nascono i Linkin Park? 
Nel 1996 Mike Shinoda, Brad Delson e Rob Bourdon, 3 amici conosciutisi al liceo, decidono di formare un gruppo: Mike e' bravo al piano, ma il suo punto di forza e' il rapping; Brad suona chitarra e basso, mentre Rob si diletta alla batteria. Sono accomunati da una forte passione per la musica. Nascono cosi' i SuperXero, rimaneggiati poi in un piu' modesto Xero. 

Successivamente entrano a far parte della band anche Dave Farrell al basso e Joseph Hahn, forte al giradischi e al campionatore. Mark Wakefield diviene il primo cantante, ma con la sua uscita di scena nel 1998 il posto resta vacante.
Dopo un provino telefonico viene immediatamente ingaggiato Chester Bennington, voce potente e duttile. Gli Xero sembrano ora essere al completo, ma nel 1999 decidono di cambiare nuovamente nome in Hybrid Theory.


Al momento della pubblicazione del primo album omonimo avviene l'ultimo e definitivo cambio: firmano per la Warner e diventano Linkin Park. La sostituzione in corsa proprio a ridosso dell'uscita di "Hybrid Theory", che vede la luce nel mercato americano il 24 Ottobre del 2000.
La copertina viene disegnata e pensata da Mike Shinoda e rappresenta il carattere ibrido della musica dei Linkin Park, tanto da divenirne poi vera e propria immagine iconica del gruppo: un soldato stilizzato con le ali di una libellula, dove l'uomo in assetto di guerra rappresenta l'aggressivita' e la dinamica del genere suonato, e le ali sono invece la leggerezza e l'orecchiabilita' del rap.

Non nego che l'assiduo accostamento della band in questione al genere o al mondo del metal possa far storcere il naso a molti ( a volte pure a me, lo ammetto ) ma c'e' da riconoscere ed elogiare questo disco per essere entrato di diritto nella categoria del Nu Metal che alla fine degli anni '90 aveva il nobile scopo di risvegliare la massa dal torbido e soporifero oblio al quale era stata condannata grazie alle boy bands stile Backstreet Boys o alle virginee movenze di Britney Spears.

Fermi tutti: il termine Nu Metal non ci e' nuovo..ma cosa definisce esattamente? Sicuramente avrete avuto modo di ascoltare Korn, Deftones e Limp Bizkit..ecco, loro sono gli iniziatori del genere..anzi,del sottogenere che dal 1999 mescola elementi heavy metal con quelli di rap, funk e post grunge. 
Piu' che un genere va' considerato come un vero e proprio movimento, diciamo quasi una sorta di crociata per abbattere gli schemi. 
Il singolo d'ispirazione iniziale e' considerato "Walk this way" che nasce nel lontano 1986 dalla collaborazione tra Run DMC ed Aerosmith, il primo pezzo ad aver fatto conoscere al pubblico una formula musicale inedita per l'epoca: l'esecuzione di strofe rap su basi rock..Anche i Beastie Boys esercitarono notevoli influssi, con vecchi campionamenti legati al rock e con alcune collaborazioni con Kerry King, chitarrista degli Slayer.
Il termine Nu Metal fu usato anche per i successi dell'Ozzfest, festival ideato dal buon Ozzy Osbourne nel 1997 dove si alternavano gruppi esponenti dell'heavy metal classico e compagini piu' recenti ed alternative. 
E potevamo noi in Italia esimerci dal rappresentare questo progetto? Ovviamente NO! Grazie ai piemontesi Linea 77 apportammo il tributo del tricolore al grido di "
Il cielo e' nu metal sopra Torino"! 

Dopo questa breve e necessaria spiegazione, ed allontanando l'ambizioso progetto di fare un giro approfondito tra i gruppi nu metal, torniamo ai nostri Linkin Park e cerchiamo di comprendere le motivazioni che portano questi giovani losangelini a diventare una delle band piu' note e chiacchierate della storia recente, e del perche' questo album in particolare sia un must per ogni amante della musica "heavy".

Hybrid Theory si compone di 11 pezzi + una composizione elettronica, atipica e strumentale, in cui Joe Hahn la fa da padrone. Una durata complessiva di 35 minuti: sembrano pochi, possono essere un'eternita' se un album e' scadente. Qui bastano per far capire che i Linkin Park ci sanno fare. E parecchio. Perche' le 12 canzoni hanno la particolarita' di saper catturare l'attenzione dell'ascoltatore piu' distratto fin dal primo approccio. Lo stile e' originale: un cantato principalmente rap accostato ad una voce pulita, con frequente uso del growl, delle chitarre graffianti e abrasive come l'asfalto, l'alternanza tra ritmi tipici delle correnti nu metal ed hip hop, aggressivita' metal e musica della strada.
L'abilita' dei Linkin Park sta tutta probabilmente nel saper mixare le varie influenze con emozionalita'..Ci si perde in continui passaggi tra la vocalita' potente di Chester e la pura melodia.
Va' da se' che non hanno inventato nulla eh..stilisticamente hanno attinto qua e la' da altre realta' gia' esistenti.

Non sono la prima rock band ad avere tra le proprie fila un dj, ne' tantomeno i primi a mescolare rap, scream e voce pulita. Ma a loro va' il merito di essere riusciti nell'intento finale di confezionare un album contaminato quanto basta a piacere ai piu'. I brani sono commercialmente ben fruibili, ed il tono suadente e soft all'orecchio attento non fa sfuggire il gusto per un certo pop decadentista in voga un paio di decenni prima. 
Lo so..risulta a tratti azzardato il paragone..ma nella voce di Chester in alcune melodie sembra persino aleggiare lo spettro dei Depeche Mode.
Particolarità non da sottovalutare, nonostante la rabbia e la gamma completa di emozioni spesso negative, l'assenza di un linguaggio propendente al torpiloquio..insomma..ok ispirarsi ai Rage Against the Machine ed ai Korn..ma dei ripetuti e dedicati "fuck" nemmeno l'ombra.


I testi del disco sono autobiografici e si sviluppano in una sorta di diario segreto nel quale Chester annota di volta in volta i problemi con i quali ha avuto a che fare durante l'infanzia e l'adolescenza: violenze sessuali, pesante abuso di droghe e alcool, depressione. Sono emozioni forti, tematiche di disagio sociale e personale.
Sembrano essere lontani i tempi della spiritualità e della fanciullesca felicita' lisergica. Qui si piomba a terra di faccia..SBAMM! e le liriche dei Linkin Park sono spesso cosi' crude e pessimistiche da portarci inevitabilmente a fare un viaggio intimo all'interno di noi stessi, tra le nostre paure e le nostre ansie sepolte, e quel forte sentimento di rivincita nei confronti del prossimo che Chester sembra ripetutamente invocare.

Come gia' accennato, il mio giudizio e' piuttosto di parte. Trovo che ogni singolo pezzo di questo album sprigioni energia ed abbia una sua intrinseca intensita'.  E che resti in testa come ritornello ossessivo. Il cantato rap di Shindoda, la voce pulita ed incisiva di Bennington, la parte strumentale con ritmi a meta' tra l'hip hop ed il metal, le chitarre lasciate a svolgere la funzione di un tappeto melodico unitamente a strumenti elettronici come sintetizzatori e campionatori. Brano dopo brano si srotolano queste cariche di aggressivita' e toni forti; pezzi intensi e claustrofobici come "One step closer", "Papercut" e "By myself" dove la band da' il meglio di se', uniti ai "cavalli di battaglia" con atmosfere nettamente piu' delicate ed emozionali..Perche' si..in tutto questo calderone di parole rappate e l'alternanza di melodie ed influenze, i Linkin Park sanno trasmettere emozioni, non spingendo sul piano melodico per mezzo degli strumenti, ma piuttosto puntando sulle grandiose potenzialità di Chester nel calibrare dolore, disagio e rabbia repressa. Sono pezzi come "Crawling" da riascoltare fino alla nausea che ti entrano dentro e ti catturano..o come la splendida "In the end" con un pianoforte iniziale che accompagna quelle due voci cosi' perfette assieme, ed accenna una delicatezza quasi commovente che non ti aspetti da una band di questo tipo.


I Linkin Park non sono fondamentalmente gruppo da mezze misure..Piacciano o meno, ne conveniamo che la classe e la tecnica dei grandi nomi del rock stanno ad un altro piano del Palazzo delle 7 Note.
Pero'..ed e' un gran bel pero'..la band di Los Angeles ha il merito di avvicinare un'intera generazione teenager degli anni '90, di travolgere per poi esplodere anche grazie al fenomeno televisivo MTV.
"Hybrid Theory" e' stato amato e consumato, complice anche il carisma di un frontman e del suo range vocale tra il canto sommesso e l'urlo accorato. 
Con questo disco e' iniziato, per molti di noi e di loro, un viaggio bellissimo all'interno della musica, ed innegabile e' stato l'impatto sulla scena rock.
Un album che va' riascoltato ora, dopo 20 anni, con orecchie diverse, consci del fatto che si trattava dell'esordio sulle scene dei Linkin Park, allora solo una band emergente come tante altre. 
Concediamoci un salto indietro al 2000; in fondo non siamo costretti ad essere degli adolescenti arrabbiati con la societa' per trarne beneficio...anche se nell'era degli youtuber che si danno alla musica, del pop fatto male e spacciato per indie, della trap..beh..incazzati lo siamo anche dopo gli "anta". E ragionevolmente aggiungerei.

Nel 2017 ci lascia inaspettatamente Chester Bennington. Ci lascia all'improvviso un buco nel cuore musicale. Non e' questo luogo ne' tantomeno la sede opportuna per analizzare o giudicare scelte cosi' importanti e definitive, ma Chester e' un po' come l'amico silenzioso che tutti abbiamo o siamo, quello che sparisce dalla vista allontanandosi di tanto in tanto. Quello che piu' profondamente si isola nei propri pensieri, si tuffa, si addentra. Per poi riemergere e tornare tra di noi.
Ecco. Chester purtroppo non e' tornato a galla. E' andato troppo lontano e non lo vediamo piu' all'orizzonte. Ha scelto una strada "silenziosa",appunto.
Si narra abbia voluto raggiungere un altro amico fragile, che se n'era andato per la stessa strada pochi mesi prima. 
In quella quiete li sentiamo ancora cantare..e..Uhhh se cantano quei due! 
Ok..respiro profondo..controllo dei dotti lacrimali attivato. 
La favola di Chris magari ve la racconto un'altra volta.


Stay rock Kids 🤘

Silvietta Rock 🖤

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