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School of Lez Rock By Silvietta.rock: GREATEST HITS di JANIS JOPLIN

 Buongiorno Ragazzi!

"Ma che sapore ha una giornata uggiosa?" chiedeva il grande Lucio Battisti..Beh..credo abbia proprio il sapore di questo primo weekend di Ottobre..piovoso..crudo e ricolmo di inevitabili sensazioni musicali. Ed esattamente come nella vita, anche il rock ha le sue storie "uggiose", tristi, malinconiche, fatte di personaggi e date che non si dimenticano.
Oggi mi siedo per terra con voi, nessuna lezione: oggi vi racconto una storia..

Lettera G
GREATEST HITS di JANIS JOPLIN 


Ho scelto questo album non perche' abbia un gran peso musicale ( al di la' dei singoli pezzi contenuti, ovviamente ), ma perche' e' il giusto pretesto per parlarvi di Janis e del suo mondo. Raccontarvi Janis e' difficile quanto impossibile..per lei parlano le sue canzoni, la sua voce..Ma voglio provarci..a modo mio.
Ne parlo al presente..non c'e' piu' da molti anni, ma in un certo senso e' come se non se ne fosse mai andata.



Janis nasce nel 1943 a Porth Arthur in Texas. E' una ragazzina come tante altre: la sua famiglia e' benestante e la sua vita e' scandita, tra impegni scolastici e la passione per il disegno e la pittura. Non e' una bimba bellissima..perlomeno non per i canoni estetici del momento..ha i capelli rossi, e' minuta, con un sacco di lentiggini e la mascella volitiva. E' bruttina, ed anche un po' antipatica a dire il vero, dal carattere turbolento ed instabile ma e' tutta scena, perche' lei nasconde cosi' la sua timidezza e le sue insicurezze..Frequenta il coro della chiesa..cantare le piace e la fa stare bene..Ha una bella voce..Ama il blues ed il jazz e quella musica e' il suo vero rifugio. Da quel coro e' metaforicamente fuori in tutto e per tutto e per affermare la sua esistenza diventa un maschiaccio chiassoso. A 13 anni gioca ancora all'aperto a torso nudo, perche' non ha forme mature e femminili. Ben presto fa i conti con l'adolescenza, che la trasforma fisicamente e mentalmente. In sovrappeso, con la pelle rovinata dall'acne, colleziona complessi ed ideali di uguaglianza che sembrano essere fuori luogo in una cittadina texana dove la presenza del Ku Klux Klan e del razzismo sono molto forti, e per questo diventa bersaglio facile da colpire ed annientare. Janis si vede brutta, senza forme. Ha modi bruschi, e' sgraziata e sboccata. E' insicura a livelli estremi. I ragazzi non ne sono attratti nemmeno quando gli appetiti si fanno piu' urgenti e le tempeste ormonali piu' pressanti. Ma lei farebbe carte false per spiccare ai loro occhi. Ha una brama incondizionata di ammirazione nel suo animo fragile ed immaturo. E quei ragazzi se li fa amici. Amica dei peggiori teppistelli. Solo cosi' si sente accettata, o perlomeno le sembra di esserlo, sfoderando un'aggressivita' pari alla loro. E' un'aliena in questo suo mondo, lontana chilometri dalla ragazza di buona famiglia; la scuola non le piace, quella vita le va' stretta, e tutto quel bullismo nei suoi confronti la devasta e le provoca ferite profonde. Difficile accettare di essere votata come "l'uomo piu' brutto del campus"..impossibile forse accettarlo da adolescente senza il supporto di una famiglia.



Un giorno Janis vede Elvis Presley in tv. Ne e' stregata. Quella e' la chiave di lettura della sua vita e del suo futuro: la musica. Ha tante curiosita', tanto entusiasmo. Si rifugia tra i suoi dischi. Ma non le basta. La divorante inquietudine preme per spingerla fuori e proiettarla altrove. Ha solo 17 anni la nostra Janis, ma molla il college e fugge di casa. Non ha nulla, nemmeno il rapporto con i genitori..quello si e' sgretolato nel reciproco disprezzo. Le resta quell'unico grimaldello per aprire la gabbia della sua triste vita provinciale: le note..che rappresentano un'arma potente negli anni '60. Vagabonda tra diverse comuni, si sente finalmente accettata nella grande famiglia hippie, dove gli ideali di peace&love sembrano magicamente placare il suo senso di inadeguatezza.

Ma questa non e' la storia del brutto anatroccolo che si trasforma in splendido cigno. Qui le ferite sono profonde ed i cerotti troppo piccoli per coprirle e guarirle. Droga e alcool sembrano essere l'unica cura efficace, il metodo piu' incisivo per sotterrare i problemi ed alienarsi da tutto..Un po' come quando fai sparire la polvere sotto al tappeto e te ne dimentichi. Pur sapendo che la polvere sta li'. E non dimentica te.
Janis incontra la birra, poi il bourbon. E la droga. Inizia a frequentare il Ghetto, e fra le case popolari incontra gente che sa suonare. Li' puo' cantare se stessa. E' una specie di incrocio fra una locomotiva a vapore, Calamity Jane, una trivella ed una bottiglia di whisky. Ha una voce inaspettata. Perche' nessuno in realta' si aspetta che sappia cantare cosi'. Sibilante, sensuale, sinuosa..ad un tratto diventa nervosa ed appassionata. Janis sa sussurrare e sa gridare.



Si unisce ad un gruppo, i Big Brother and the Holding Company. Il suo primo palco importante lo calca con loro nel 1967, durante il Festival di Monterey. Il pubblico rimane allibito dalla sua versione di "Ball&Chain", un classico di Big Mama Thornton che le si appiccica addosso alla perfezione. Sul palco urla il suo desiderio di essere amata..implora con languidi gemiti " honey..please..Lord" l'aiuto di un dio inesistente..Le sue urla sembrano quelle di un gatto in procinto di attaccare..sono graffianti..Si dimena con un fare da donna a meta' strada tra una crisi isterica ed il pianto di una bambina,sopraffatta da un senso di impotenza.
Tanto ribelle ed aggressiva in pubblico mentre canta, quanto timida, sola ed insicura nella vita privata. Due facce della stessa medaglia che si notano distintamente.
Verso la fine del 1968 viene convinta del fatto che i Big Brother non facciano piu' per lei..viene spinta a mollare e a mollarli.." Sono una band di depravati dilettanti che non ti meritano" le dicono..Giudizio ingiusto..lo sa..ma nella sua cronica insicurezza accetta il consiglio.
Janis e' in balia dei suoi stessi fantasmi e della sua incapacita' a livello tecnico. Lei non e' in grado di capire se un batterista sia bravo o meno, non sa distinguere tra un sassofonista vero ed un trombone. Ha solo un'idea: vuole una soul band come quelle di Aretha Franklin, ma non ha la minima idea di come questa band debba essere organizzata. E soprattutto non ha la forza di liberarsi di quei musicisti che le appaiono ora troppo modesti e scarsi.
Durante le prove diventa brutale, sente che i suoi accompagnatori non la seguono con la stessa intensita' con la quale lei canta. Ma chi e' lei per dare il benservito a qualcuno? Per chiudere una porta in faccia? E come potra' nell'eventualita' affrontare musicisti dalla personalita' piu' spiccata rispetto a quella dei suoi accompagnatori abituali? 
I giornali lo scrivono..senza mezzi termini..Lei e' fantastica, ma la band non e' all'altezza. La sua decisione prende forma. Passa mesi a cercare una nuova formula ed una nuova formazione, abbandonando la via del rock acido per un gruppo che ricalchi da vicino le piccole orchestre soul e blues. Perche' se e' difficile definire il blues solo un genere musicale, e' piu' facile comprendere l'anima blues attraverso Janis, che trasforma la sofferenza in meraviglia. Che si perde, fa mille giri. E poi torna.

E come se si perdeva la nostra Janis! La sua popolarita' aumenta esponenzialmente di pari passo con le sue paure ed insicurezze. Che annega nel whisky e tenta di bruciare tra decine e decine di sigarette al giorno, senza sonno e con il terrore costante di perdere la voce. Spesso sale sul palco sbronza. Forse il pubblico gode di piu' la sua musica se pensa che lei si stia distruggendo. Questo ha in testa Janis. Una bottiglia dietro l'altra. Come fosse acqua. Raccoglie talmente tante bottiglie vuote che si autoconvince che la pubblicita' involontaria alla Southern Comfort meriti una ricompensa. Gliela devono,cazzo! Pretende intere casse di whisky gratis. Ne ottiene solamente una pelliccia di lince. Nessuno mai le aveva regalato una pelliccia.
Sono alcool e droga ad alimentare la sua fame di emozioni, e le fanno assumere atteggiamenti da primadonna che irritano le persone serie che le stanno attorno. 



Il 17 Agosto 1969 Janis partecipa al Festival di Woodstock con la Kozmic Blues Band. E' diventata uno dei simboli del rock al femminile, la sua sensualita' selvaggia la rende l'alter ego donna di cio' che sono in quegli anni Jim Morrison o Mick Jagger. E' una sorta di sex symbol in una brutta confezione. Si espone con coraggio in una scena dominata dagli uomini e soffre un sessismo primitivo e gretto. I critici commentano il suo peso ed il suo aspetto. Non la sua voce. La chiamano "puttana arrogante" e bocciano la sua esibizione al Festival..Ma lei non smette di cantare. Perche' le ferite le conosce bene. Perche' sa di avere una gran voce. Ora un gemito, ora un rantolo, a volte quasi un delirio che evidenzia la sua struggente tristezza di fondo. Sa creare un legame con il pubblico ed i suoi concerti sembrano un incontro di pugilato per l'energia che questa donna sa infondere.



Dopo la discutibile esibizione a Woodstock, termina l'esperienza con la Kozmic Blues Band; non c'e' feeling..e Janis ripiomba nel suo vortice di disperato e cronico autolesionismo, tra denunce,sbornie, risse. La musica la accende, la vita la opprime. Si fa paladina di una rivoluzione culturale che non si avvera. E' istintiva, passionale, una generosa che confonde pericosamente realta' e finzione scenica. Non conosce l'amore vero; conosce solo solitudine e malinconia dopo frettolose avventure nei camerini o in stanze d'albergo. 
Janis e' selvaggiamente e apertamente bisessuale in un tempo in cui e' illegale esserlo. Subisce per questo violenza verbale e fisica, incluso un incontro con Jerry Lee Lewis che la prende a pugni dicendole: " Se hai intenzione di comportarti come un uomo, allora ti trattero' come un uomo". Follia.
Tutti i suoi amori finiscono in un fuoco di paglia. Perche' e' gelosa e possessiva. Janis sta bene solo sul palco. Dove ama e si sente ricambiata. Sa fare l'amore con migliaia di persone quando canta. Ma torna inevitabilmente sempre a casa da sola. Ed e' proprio il bilancio amaro di se stessa che la rende quella "bellissima perdente" descritta da Leonard Cohen, protagonista dell'ennesima fugace storia tra le lenzuola del Chelsea Hotel, e di una indimenticabile omonima canzone che il cantautore canadese le dedica.


Nel Maggio 1970 Janis unisce il suo nome alla Full Tilt Boogie Band, un solido gruppo di rock-blues, molto professionale, dal suono lineare e pulito. L'intesa c'e', ed il progetto di un nuovo album pure. Si chiamera' "Pearl", come il suo soprannome piu' bello. 
In autunno si reca a Los Angeles per le registrazioni delle nuove tracce. 
E' domenica, 4 Ottobre 1970.
L'aspettano agli studi per iniziare le prove. L'attendono. La cercano. La trovano. A terra nella sua stanza alle 6 del mattino. Ha il naso fratturato per la caduta contro il comodino, in mano qualche dollaro e pochi segni di punture sulle braccia. E' li' da 18 ore. Troppe per salvarle la vita. Stroncata da quel mix letale di abusi che era stata la sua storia. Un viaggio con psicofarmaci ed eroina che, secondo una leggenda chissa' quanto vera e chissa' quanto pietosa, voleva e doveva essere il suo ultimo. 
Al banco della reception una lettera per lei che il portiere ha scordato di consegnarle. In quelle poche righe Kris Kristofferson le dichiarava il suo amore. Le diceva "Aspettami". Come nessuno mai aveva fatto per lei. Janis non ha potuto leggere quelle righe. Non ha potuto sorriderne e sentirsi finalmente amata. 
La Perla non vide mai la sua "Perla". E quell'ultimo brano mai registrato verra' pubblicato postumo, come tutto l'album, ma grezzo. Solo strumentale.  Con un titolo forse di dubbio gusto, ma capace di riassumere Janis.."Buried alive in the blues" - "Sepolta viva nel blues".


Quando quel 4 Ottobre 1970 arriva la notizia, il mondo del rock e' ancora sotto shock: 15 giorni prima ha detto addio a Jimi Hendrix..il grande chitarrista di Seattle e la voce femminile piu' "blues" della storia del rock, coetanei e legati da un terribile quanto tristemente preannunciato destino. L'eroina ed i suoi fragili eroi. La morte tragica ed in giovane eta' legano indissolubilmente le loro vite e la loro morte come una cosa unica.

Tre anni dopo la sua morte viene pubblicato il suo GREATEST HITS, come se tra tutte le sfumature di Janis fosse realmente possibile scegliere. Un album che racchiude quella voce appassionata e straziante, che era insieme ruggine e miele, furore e tenerezza, malinconia blues e fuoco psichedelico. Suppliche alla costante ricerca dell'amore.
Perdonatemi, scelgo volutamente di non soffermarmi sulle singole tracce, perche' la loro storia e la loro interpretazione sta tutta nella presenza di Janis, nel suo percorso, ed in quel viso rovinosamente rovesciato sul pavimento che segnala lo schianto del razzo piu' potente degli anni '60, la fine di una delle donne piu' complicate e ribelli che la storia musicale ricordi. Janis che era bella a modo suo. Janis che sapeva trascinare nella sua onda di energia, che ribaltava tutto e dava ad ogni cosa un ritrovato senso.

Troppo grande per vivere a lungo, incastonata in quel numero 27 come una pietra preziosa. Troppo complessa, controversa, irriverente, assolutamente fuori dagli schemi. Simbolo di un mondo che non esiste piu' ma continua a vivere dentro di noi. Con un'immagine ed un suono precisi: quell'inno americano suonato da Hendrix, straziante,salvifico come l'ideale di una generazione che ci ha provato ed e' stata sconfitta. Ma ci ha almeno creduto. Uscendone comunque vincitrice.

Sai Pearl, in questa stagione fatta di vuoti ed assenze, in cui la musica sembra aver smarrito la sua poesia naturale, ci manca la tua capacita' di suscitare speranza, di fare e dare amore, di ricucire ferite pur non nascondendo fragilita' e paure. Sono passati 50 anni. E di te si e' parlato tanto. Ma forse, a ben pensarci, sarebbero bastate molte meno parole e molto piu' ascolto..Molta piu' musica..la tua musica. 
Ed un solo consiglio da lasciare a queste nostre giovani realta' : in un mondo di veline, tronisti ed aspiranti prezzemoline del web, siate sempre una Janis. Ed imparate a fare umanamente la differenza. 

Ciao Janis. Ovunque tu sia.🖤

Alla prossima ragazzi 🤘

Commenti

  1. Ho fatto un errore..David Niehaus era l'autore della lettera che Janis non ha mai ricevuto..Chiedo scusa 😔 porca miseria..a casa la sapevo 😂😂🤦‍♀️

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