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School of Lez Rock by SilviettaRock: THE FINAL COUNTDOWN

 Buon sabato ragazzi! Anche questa settimana la scuola del rock apre i battenti straordinariamente nel weekend, ma questa Teacher sgangherata che state imparando a conoscere lettera dopo lettera, non vi lascia senza lezioncina..Oggi il mood sara' nostalgico, e ben si accorda con l'arrivo dell'autunno..I piu' "anziani" tra di voi sanno bene cio' di cui sto parlando..ed i piu' giovani impareranno a capirlo tra le righe..Quindi partiamo, fazzoletti alla mano..

Lettera F


THE FINAL COUNTDOWN degli Europe.

Se come me siete stati adolescenti o ragazzini negli anni '80, in questo preciso istante state gia' canticchiando..Ma andiamo con ordine..Chi sono gli Europe? Nel 1985 gli Europe sono una band svedese di belle speranze che ha all'attivo gia' un paio di album..ed anche un paio di nomi prima di approdare all'ultimo conosciuto.

Dallo sfortunato WC ( ok..dai..siete svedesi..ma lo dovevate capire da soli che non era questo il nome migliore per una band! ), al più incisivo FORCE..Ma con lo sdoganamento del loro suono, urge un nome piu' riconoscibile..europeo,appunto.

L'inizio, come accennato, era stato piuttosto difficile. Il primo nucleo della band suonava principalmente cover e faticava a decollare per originalita'. Ma con due album alle spalle sono ora una solida realta' di hard rock melodico con un grande seguito in patria, la fredda Svezia, che oltre ad una propensione per il mobile componibile, ha sempre dimostrato di avere un cuore inaspettatamente rock.

In realta' la band propone musicalmente e visivamente una versione soft ed edulcorata dell'hard rock, ma siamo nel 1985 e spopolano le hair band, i cui capi saldi ( Bon Jovi, Skid Row e Mötley Crue solo per citarne alcuni ) fanno dell'elemento tricologico un segno distintivo: tutti i membri del gruppo avevano fluenti chiome ipercotonate su visini angelici sempre puliti e con lineamenti da cartone animato ( siamo passate da Terence di Candy Candy a Joey Tempest senza nemmeno accorgercene) , sfoggiavano cinture borchiate e camicie a sbuffo, pantaloni aderenti in simil pelle e braccialetti ai polsi. I nostri eroi da diario sono in 5..un leader piuttosto egocentrico ed accentrante, tale Joey Tempest alla voce, ed altri quattro cloni con frangettona: John Norum alle chitarre, John Leven al basso, Mich Michaeli alle tastiere e Ian Haugland alla batteria.

Alla base del momento dorato degli Europe c'e' sicuramente la tenacia di un leader desideroso di fama e gloria, quel Joey Tempest che all'anagrafe fa Rolf Magnus Joakim Larsson ( il suo codice fiscale credo sia stato usato nelle tabelle degli ottici svedesi per conclamare carenze di diottrie) e che converte saggiamente il proprio nome in un vezzo artistico..Joakim diventa Joey, e Tempest viene scelto come omaggio alla "Tempesta" di Shakespeare. Decide, da tastierista,compositore principale (se non unico) e totale dittatore della band, di dare una svolta concreta al futuro: assume un manager a tempo pieno per occuparsi degli affari del gruppo. 

Dopo aver interpellato e scartato alcuni nomi gia' presenti nel panorama, la scelta cade su Thomas Erdtman, vecchio amico e tuttofare degli Europe. 

Il manager compie due scelte molto importanti: licenziare il batterista Tony Reno, capace ma poco propenso a sacrifici e dal look ritenuto inadatto ( a ben guardarlo sembrava avere tutti i requisiti, ma forse il capello era poco phonato e lo sguardo richiamava l'heavy metal piu' cupo ) ed assumere un tastierista "a tempo pieno" per lasciare all'istrionico Joey tutto lo spazio necessario come frontman.

I nuovi ingressi sono quindi il drummer Ian Haugland e Mic Michaeli alle tastiere.

Il 26 Maggio 1986 prende vita il terzo album in studio : THE FINAL COUNTDOWN. Rispetto ai lavori precedenti, il sound e' piu' morbido, molto orecchiabile e tendente al pop. 

Vengono ingabbiati il chitarrismo duro e l'urgenza heavy metal di John Norum, variando lo stile vocale di Joey, con un utilizzo maggiore di acuti, ed incrementando molto lo spazio dedicato alle tastiere. 

Vuoi per questa "esclusione" parziale della chitarra, vuoi per il successo clamoroso e globale che investe improvvisamente la band frullando le loro chiome in un turbinio di popolarita' immediata e difficile da gestire, durante la tappa giapponese del tour proprio John comunica agli altri membri del gruppo la sua decisione di voler lasciare la band a causa di differenze musicali.

Ok..ragazze..a voi mi rivolgo..Sapete meglio di me che nelle formazioni piu' note l'avvicendarsi di elementi non sempre costituisce eventi tragico. Anche i Bee Hive in "Kiss me Licia" hanno ripetutamente fatto i conti con i colpi di testa di Tony e Satomi, ma, voglio dire, ne siamo uscite indenni eh..E sappiamo comprendere che anche una dose eccessiva di decolorante puo' a volte influire su umori e decisioni affrettate. E cosi'..nessuna tragedia sul fronte svedese..Perso un chitarrista, se ne fa un altro. E a Norum succede Kee Marcello che prende in mano quel reparto strumentale con coraggio.


L'uscita dell'album e' il coronamento di una serie di difficolta' succedutesi in un lasco brevissimo di tempo: la confusione sul pezzo che sarebbe dovuto uscire come primo singolo facendo da apripista all'intero lavoro; lo stop forzato alle registrazioni dovuto ad una reazione allergica ai farinacei contratta da Tempest, che colpi' le sue corde vocali e lo trascino' in un lungo periodo di riabilitazione musicale ed alimentare ( Joey..cuore mio biondo dallo sguardo languido..se in patria eri abituato alle polpettine misteriose e qui in tour mi ti sfondi di pagnottelle e pizza, molto probabilmente te le vai pure a cercare le intolleranze! ), costringendolo a cambiare la propria dieta per poter completare il lavoro.

Ad infierire ulteriormente sulla malaugurata sorte c'e' la questione copertina, affidata ad un disegnatore americano, che non la completa in tempo e preso probabilmente da pressioni e gelido fiato nordico sul collo, porta un risultato alquanto deludente.

Vi prego, prendetevi un minuto per osservare questa copertina e converrete con me che in realtà sia un'immagine davvero triste ed approssimativa (credo superi persino quella di Fireball dei Deep Purple, con l'attenuante che quelli erano altri tempi ed inserire dei volti in una sorta di meteorite probabilmente sara' pure sembrato un azzardo per infuocare e provocare gli esteti piu' esigenti e conservatori).

Nonostante l'approccio visivo non proprio ad effetto, l'album esce con le sue 10 tracce e fa esplodere il fenomeno Europe in tutto il mondo.

Il brano di apertura e' affidato alla stessa title track  THE FINAL COUNTDOWN e viene ideato partendo da un vecchio riff di tastiera che Tempest aveva composto nel periodo 1981- 82 su un sintetizzatore  per una richiesta fortuita quanto bizzarra.

Siamo nei primissimi anni '80 e a Stoccolma c'e' una discoteca, il Galaxy, molto frequentata. Spesso davanti alla porta si formano lunghe file in attesa di poter entrare, cosi' i proprietari chiedono a Joey di scrivere un brano strumentale da suonare per alleggerire le attese ed intrattenere la coda. 

E' il tipo di canzone che scrivi una sola volta nella vita..e che per la vita ti restera' anche tatuata in testa.

Questa roboante linea di tastiera diventa per il gruppo un pezzo che va' completato ed inserito ai concerti e nell'album. Il piglio e' battagliero e, rendendo onore al titolo, da' l'impressione di qualcosa d'imminente, come dei missili in procinto di partire verso un obiettivo nemico. La voce di Tempest sembra essere drammatica, quasi sofferente. Il testo si ispira a "Space Oddity" di David Bowie e la vicenda narrata e' appunto quella di un viaggio a bordo di una nave spaziale per abbandonare la terra nell'imminenza di una guerra di enormi proporzioni.

Gli abitanti del pianeta sono costretti a mettersi in salvo, cercando di approdare in un luogo piu' ospitale, come il pianeta Venere.

Il richiamo storico e' evidente e fa riferimento alla "guerra fredda" che nel decennio del 1980 in corso vede tensioni tra due superpotenze contrapposte: gli U.R.S.S. di Gorbaciov e gli U.S.A. del cowboy Reagan, tra minacce nucleari e scaramucce da primedonne. 

Siamo al conto alla rovescia finale, e la catastrofe appare al momento inevitabile. ( Vi ricordo che al reparto Ottimismo trovate sempre in offerta il Profumo della Vita, nel caso ne siate momentaneamente sprovvisti ).

ROCK THE NIGHT e' il pezzo che nelle prime intenzioni avrebbe dovuto aprire l'album. Un brano hard rock trascinante e diretto dotato di un chorus assolutamente vincente. Qui traspaiono la rabbia e l'esuberanza giovanili tipiche dell'eta' che i ragazzi avevano quando realizzarono il brano. Sensazioni, emozioni e la voglia di vivere la strada fino alle prime luci del giorno.

Consiglio a coloro che vogliono approfondire l'argomento, di guardare anche il video di Rock the Night, dove la band di ritorno da un concerto si ferma in un fast food e rivede la propria esibizione in video ( un cameo nel cameo! ) Da li' sara' solo un tripudio di capelli sparsi tra i tavoli e karaoke improvvisato con bottiglia di ketchup, tra sguardi di clienti allucinati e probabile imbarazzo dei titolari! 

Arriviamo al brano che ripaga assolutamente dell'acquisto di un album e che, vi assicuro, e' la traccia che vi fara' capitolare per sempre.

CARRIE fu composta dal frontman Joey e dal tastierista Mic durante una jam session. E la prima versione era in effetti strutturata solo su voce e tastiera, sviluppandosi poi come una tenera power ballad, dal ritornello semplice ma efficace e dal testo infinitamente triste, che narra l'addio per sempre tra due innamorati. Un gioiello da accendino, di quelli che non si scrivono quasi piu', e che non accenna a perdere un minimo del suo fascino anche dopo oltre un trentennio.


Io nemmeno provo a spiegarvi quanto sia ogni volta emozionante inciampare su questo pezzo, ma sappiate che la mia generazione deve molte delle sue lacrime a questo ricordo acustico, tra palpitazioni alle prime feste di compleanno e palpeggiamenti e strusciamenti inevitabili a quell'eta', quando l'ambizione piu' grande era non rovinare il nastro della musicassetta proprio nel punto in cui la voce di Tempest calava il sipario e dichiarava tristemente chiusa la faccenda con un laconico quanto amaro " when lights go down". Fine della festa. Fine degli amoreggiamenti al buio.

Un sipario che musicalmente cala solo in apparenza, perche' dopo la triade iniziale conosciuta anche ai muri ( lo ammetto, a 13 anni per me l'album sarebbe anche potuto finire li'..Avevo materiale sufficiente per costruirci un'adolescenza facile ma tormentata) si fa spazio CHEROKEE, scritta per ultima solo una settimana prima che la band si recasse in Svizzera per cominciare le registrazioni del disco. 

Il testo e' ispirato alla storia dei nativi americani degli Stati Uniti e del loro sterminio da parte dell'uomo bianco. Tra le tante tribù che purtroppo subirono lo stesso sgradevole trattamento, viene scelta dagli Europe proprio quella dei Cherokee, probabilmente perche' il suo nome e' musicale e ben si sposa con la melodia del brano. Un popolo che viveva in armonia con la natura e che ben presto comprese che lo straniero, il viso pallido presentatosi inizialmente come amico, aveva ben altre intenzioni..non condivisione, ma dominazione, anche a costo di spargere sangue innocente e di condannare a peregrinazioni tra pianure e sentieri di lacrime.

Posso affermare di aver imparato molte piu' cose sui nativi pellerossa da questo pezzo che dai libri di scuola dove se ne fa sempre sommaria menzione.

Per girare il videoclip promozionale la band su reco' in Almeria, Spagna, in una location non molto lontana da quella in cui il Maestro Sergio Leone giro' "Per un pugno di dollari ..Ecco..la nozione bonus sull'album oggi la offro io!


Tra i pezzi che si susseguono con assoli incrociati di chitarra e tastiere pregevoli, voglio infine menzionare TIME HAS COME, una semi ballad incisiva, che ne assume i toni senza pero' diventarlo appieno, risultando gradevole ma non troppo zuccherosa, suonata e cantata con la passione che si addice a questa tipologia di tracce, e con una chitarra che si esprime tramite arpeggi.

L'argomento e' il bisogno di tornare a casa dopo un lungo periodo di assenza, per sentire ancora il calore della famiglia. E' il desiderio di un marinaio lontano dalla terraferma, di uno straniero lontano dalla patria, della stessa band lontana dalle foreste boreali, dai ghiacci e dal profumo di affumicato..La saudade brasiliana di João Gilberto..la nostalgia canaglia di Albano e Romina..OK..la smetto! 

Ne esce un disco ricco di armonie che si stampano istantaneamente nella mente di chi ascolta, un sound che a quei tempi fece sfracelli, e che porto' l'uso delle tastiere a riempire soprattutto i vuoti durante gli assoli di chitarra ( pensate anche a "Jump" dei Van Halen o "Somewhere in time" degli Iron Maiden ) 

Gli Europe arrivano anche in Italia nel 1987, ma entrano dalla porta principale come ospiti internazionali al Festival di Sanremo ( scendono in Italia molto prima del colosso Ikea a onor del vero ) e nonostante l'esibizione rigorosamente in playback, quei metallari svedesi sembrano veramente degli alieni venuti da un altro pianeta.


Noi ragazze non eravamo pronte..ve lo confesso..Tra borse Naj Oleari e dettami paninari, eravamo ancora indecise se sposare Simon Le Bon o Tony Hadley.

Ma l'arrivo di Joey Tempest e compagni fu come l'esplosione di una bomba H nelle nostre teste ( ma anche nelle loro,eh!) e nei nostri cuori, ricondannandoci a gridolinismo ed isteria femminile collettiva. E a questa malinconia di fondo che ci coglie ogni volta che tra le mani ci capita un poster stropicciato come i nostri ricordi adolescenti.

Il rock e' fatto anche di questo..Siamo duri, ma non troppo.

Asciugando l'inevitabile lacrimuccia, la vostra Teacher vi augura un buon weekend!

Stay Rock Kids 🤘

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