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It's only Rock 'n Roll By Paolo Maiorino: The Cult

Quando penso a qualcosa di cui scrivere per questa rubrica, mi preoccupo sempre di far arrivare la passione che mi ha sempre animato . Mi rendo perfettamente conto che il rischio di sconfinare nell’autocelebrazione è dietro l’angolo e chi mi conosce sa che al contrario non mi piace affatto vantarmi. 

Gli obiettivi che ho raggiunto nella mia vita professionale sono stati il frutto di una passione sconfinata e del saper sognare. Adesso senza voler fare neanche filosofia spicciola, vi parlerò di un rapporto difficile, perché questo lavoro è fatto anche di rapporti complicati e delusioni. E nel farlo parlerò di una delle mie band preferite in assoluto : i The Cult. 



Sono stato fan della prima ora . Li conoscevo come Southern Death Cult e consumai Dreamtime, il loro primo album. “Spiritwalker” per me è uno dei brani più adrenalinaci di sempre. Persi la testa per Love, che considero un capolavoro assoluto di gothic rock con venature dark. Andai a vederli dal vivo per quel tour e rimasi spiazzato inizialmente da Electric, discone hard rock leggendario ma troppo diverso dal l’album precedente per essere metabolizzato subito. Nel 1987 tornai a vederli live a Sheffield e considero il loro disco dal vivo al Marquee un parametro di riferimento del livello di registrazione dei dischi dal vivo. Una volta a New York ero con amici tra i quali Kip Winger e Adam Bomb e alla domanda come dovrebbe suonare una chitarra live, risposi come questa, mettendo su “Love” tratta dal live al Marquee di Londra. 




Poi Sonic Temple e l’attesa vana per un’intervista nel backstage del concerto di Atlanta di cui ho già parlato.....e arriviamo al 1991. Esce Ceremony ed io di fatto non ho incontrato fisicamente la band e le mie interviste con loro erano state esclusivamente telefoniche . 

Mi siedo con Ian Astbury e so che non è personaggio semplice. Ma non mi è mai piaciuto glorificare nessuno o compiacere per il gusto di farlo. Nutro profonda stima per Lui, il suo stile e talento e mi considero un fan, ma l’intervista prende subito una piega sbagliata . È aggressivo e mi incalza. E lui a far le domande e questo può anche starci, ma l’atteggiamento è sbagliato. Hai ascoltato il disco ? Si. Ti è piaciuto ? Tutto sommato si. Scriverai che è di fatto il nostro miglior disco di sempre ? No. E lì apriti cielo...... ci sismo incartati in un’analisi disco per disco serratissima, con Ian progressivamente più alterato e rabbioso. Gli ho detto quello che pensavo e solo per educazione, perché me lo aveva chiesto. Un anno e mezzo dopo avrei smesso i panni del giornalista musicale ed iniziato la carriera discografica. 



A ripensarci ricordo la faccia terrorizzata della discografica di turno che era pure mia amica..... Astbury alzava sempre più la voce è cominciava a sentenziare . Se non pensi che questo disco sia un capolavoro allora non capisci un cazzo di musica . E va bene. Rimasi calmo anche quando si alzò e  mandandomi a quel paese andò via. Brutto momento. 

Grandissimo talento ma carattere complicato. Ci ho ripensato tante volte dopo. Da discografico magari posso anche comprenderlo. Resta il fatto che se vai in giro per il mondo a parlare di ciò che hai fatto dovresti a mio avviso confrontarti più che imporre agli altri il tuo pensiero . Resta il fatto che i Cult restano una delle mie band preferite e magari Mr. Astbury semplicemente quel giorno era nervoso di suo. Alla prossima !



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