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Rock album- SOAD - Toxicity



Siamo nel 2001. I System Of A Down, pubblicano il loro secondo lavoro. E che lavoro! I quattro musicisti di origine armena riescono in questo album a esprimere al meglio le proprie qualità musicali.
Il gruppo, conosciuto anche con l’acronimo SOAD, è composto da Serj Tankian (voce e tastiere), Daron Malakian (chitarra), Shavo Odadjan (basso) e John Dolmayan (batteria).



Nei loro testi si fa spesso riferimento al genocidio armeno del 1915, essendo tutti i membri discendenti di superstiti di quel terribile evento.
La ricetta di questo capolavoro è una miscela di momenti potenti e rabbiosi alternati a melodie memorabili, lyrics che trattano del decadimento della società e della politica.
Grandissimo il lavoro della sezione ritmica che passa di continuo da un ritmo all’altro come niente fosse, supportando i creativi riff di Malakian e le acrobazie vocali di Tankian.
A parte Bounce, track scritta apposta per far godere i propri fan dell’ ebbrezza del pogo, tutte le canzoni sono di alto livello e non c’è un riempitivo.
Si parte con Prison Song, una delle tracce più pesanti del disco, dove Tankian sfoggia tutte la sua versatilità passando da un momento all’altro dal canto pulito al growl.
Senza un attimo per poter prender fiato si arriva alla song n° 6, uno degli apici del disco, Chop Suey!:
in questa canzone viene toccato il tema della depressione e del suicidio.
Strofa con un riff schiacciasassi di Malakian e cantato velocissimo di Tankian: nel ritornello troviamo sonorità più morbide e nel gran finale addirittura un pianoforte ad accompagnare. Capolavoro!

Da menzionare A.T.W.A., dal movimento che formò il criminale Charles Manson, per la bellissima intro di sola chitarra ed i continui cambi di ritmo.
La title-track è un altro manifesto della musica dei SOAD: contrapposizione tra lento-veloce, melodia-potenza, riflessività-aggressività.
L'ultima traccia del disco è Aerials, brano più melodico, caratterizzato da un ipnotico giro di chitarra e da un testo pieno di significato (“Life is a waterfall / We're one in the river and one again after the fall”).
L’ultima sorpresa del disco è la ghost track dal sapore balcanico Arto, strumentale composta col musicista armeno Arto Tunçboyacıyan, che suona i più svariati strumenti (anche delle bottiglie di vetro!).
Insomma, un album imprescindibile per ogni amante della musica rock. Se già lo avete riascoltatelo, in caso contrario cosa state aspettando? Correte a comprarlo!


Ale M.


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